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Intervista La Nazione – settembre 2017

  • Perché fin dal suo insediamento alla Presidenza dell’Associazione ha sempre sentito il bisogno di dare gambe al progetto di una Fondazione?

L’idea di creare una Fondazione è nata ancora prima della mia nomina; ne avevamo parlato in numerose riunioni dove era emersa  la volontà di fare di più per il nostro territorio, ed in particolare di  mettere in atto interventi riconducibili agli operatori  della filiera del marmo e, in primis,  delle cave: da qui la ricostituzione della la filiera, Carrara Marble Way e la Fondazione.  Il  progetto va oltre il semplice fatto che la nostra comunità,  per come sono gestiti,  non riesce ad apprezzare quanto gli ingenti contributi versati dal settore marmo siano importanti per il Comune.

  • Quali criteri seguite nella distribuzione dei fondi?

La Fondazione è soggetta ai controlli del Registro regionale e come Onlus abbiamo vincoli precisi in fatto di erogazioni. Le decisioni sono assunte dal Consiglio che, per garantire la massima coralità gestionale, è composto da 14 persone.  Per grandi linee, il piano di allocazione del Fondo di Gestione prevede  interventi per assistenza sociale e socio-sanitarie (40%), eventi culturali, istruzione e patrimonio artistico (35%), studi e ricerche (15%); il resto (10%) non ha una destinazione predefinita. Molte le richieste che sono già arrivate: scuole, persone disagiate, enti caritatevoli, strumentazioni per diagnosi mediche, eventi culturali ecc. Cercheremo di fare del nostro meglio.

  • Da tempo la città invocava un contributo più visibile da parte delle aziende. Quali settori intendete agevolare?

In questo momento siamo concentrati sul “fund rising” tra le imprese; per dare una ulteriore spinta alla nostra raccolta  stiamo organizzando un’asta di blocchi di marmo; si svolgerà sabato 21 ottobre e presenteremo la Fondazione alla città.  Siamo determinati ad intervenire dove ci sono sacche di disagio economico e psicofisico; pensiamo inoltre di dare una mano alle strutture per anziani e persone bisognose o che svolgono  funzioni educative che necessitano di interventi strutturali; ma vorremmo anche farci riconoscere ed apprezzare per progetti che riguardano il  patrimonio artistico e architettonico della città.

  • E’ emerso che oltre ai finanziamenti intendete sostenere il terzo settore anche in altri modi

Nel  territorio ci sono più di 1.000 organizzazioni non profit dove lavorano 3.200 dipendenti e più di 16.000 volontari.  La raccolta e l’erogazione di risorse resta la nostra mission primaria; come prevede la recente riforma del no-profit, insieme alle risorse vogliamo mettere in campo anche il patrimonio di competenze gestionali ed organizzative e ci piacerebbe lavorare insieme agli altri enti in questa direzione.

 

  • Carrara è città nota per la generosità. Che terreno avete trovato rispetto ad altre realtà?

La Fondazione Marmo è una prova tangibile del diffuso senso civico e di sensibilità presente nella nostra comunità. Ovviamente il nostro  è un territorio relativamente piccolo; il tessuto economico è fatto prevalentemente di piccole imprese capaci comunque di tanti slanci di solidarietà. Il perimetro del nostro progetto non è paragonabile a quello delle grandi fondazioni ma, fatte le debite proporzioni,  siamo mossi ad agire dalla stessa volontà.

 

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